UN NUOVO UMANESIMO

È inevitabile che in un contesto di disumanizzazione e perdita di sovranità individuale come il secolo passato, nasca un potere antitetico di devastante portata. Stiamo infatti vivendo il cosiddetto “umanesimo liberista”, che ha come tragica conseguenza lo sviluppo di un delirio di onnipotenza individualistico e antiautoritario. Ogni strato della società ne è “vittima”, a partire dal settore scolastico fino a quello monetario. Come non citare il Bitcoin, la moneta decentralizzata per eccellenza, il cui valore oscilla unicamente in base alla domanda e all’offerta, non regolamentato da alcun ente centrale e incensurabile da chicchessia. Di questo passo, la riduzione degli Stati a mere istituzione simboliche è inevitabile, anche perché non vedo che vantaggio ci sia per il cittadino medio visto il rapporto servizi-tasse. Tra i fautori del Bitcoin e della tecnologia alla base, la blockchain, pullulano infatti oppositori dello Stato e promotori dell’anarchia, restii a ogni genere di controllo fiscale e amanti dell’anonimato (anche se Bitcoin è tutt’altro che anonimo). L’astio verso l’autorità, quand’anche essa sia legittima, lo si nota soprattutto nei nati dalla seconda metà degli anni Ottanta (i Millennials) fino ad arrivare alla generazione Z. Imporre e rispettare regole è ormai una disciplina anacronistica, fascista e dittatoriale: autogestirsi è la scelta migliore, meglio ancora se lo si fa prendendo come metro di giudizio non la Coscienza Assoluta, con i suoi noiosi dogmi, bensì quella individuale. E potete ben immaginare cosa può venir fuori dopo decenni di plagio propagandistico ai danni delle coscienze…

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Che dire poi delle religioni, che si arrogano niente po’ po’ di meno che il diritto di regolare il rapporto dell’uomo con il trascendente! Non starete mica scherzando? Dio è dentro di noi, e in base a come lo percepiamo varierà anche il modo di rapportarvici. Un’entità sovrumana e immutabile è un concetto dispotico e sa un po’ troppo di Medioevo. Persino Papa Francesco, appena eletto, in un’intervista con Eugenio Scalfari ha affermato che chi non crede deve discernere il giusto e lo sbagliato con il solo ausilio della propria coscienza. Insomma, può autoregolamentarsi. Dichiarazione piuttosto ambigua ma, ahimè, rende perfettamente consapevoli della dittatura del relativismo in cui viviamo. Un relativismo talmente imperante da aver intaccato persino i più alti piani del Vaticano.

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L’uomo ormai (si) fa da sé, seguendo alla lettera il noto proverbio, e rifiuta ogni intermediario persino per sbrigare le commissioni più comuni, come pagare le bollette o acquistare un film. D’altronde io stesso, nelle poche volte in cui faccio la fila in qualche sportello pubblico mi domando cosa diavolo ci sto a fare. Nel 2018 nessuno ha tempo per nulla, nemmeno per andare in bagno (se non mi credete cliccate qui), figuriamoci per aspettare che Tizio, assunto dall’ente X nel dopoguerra, mi compili il modulo senza intoppi e in un tempo accettabile. Un po’ di sano progresso non ci farebbe male, in effetti. E si sa che il mercato del lavoro eliminerà tutte le “zecche” della Prima Repubblica prima che intacchino più di quanto non abbiano già fatto le casse ormai vuote dello Stato. Per la cronaca, sono un sostenitore della stabilità e del tanto amato e agognato “posto fisso”, ma bisogna pur ammettere che in Italia abbiamo esagerato e non poco: settant’anni di assistenzialismo (o, meglio, parassitismo) ci hanno reso lenti, indolenti e addirittura restii a far ripartire il belpaese seguendo i nuovi standard di mercato, secondo cui la competizione e la necessità di sopravvivenza basterebbero da sole (!!!) a trainare l’economia e far crescere il PIL. Alcuni lo hanno già capito, altri partecipano ancora a concorsi farlocchi con un milione di concorrenti e due “posti fissi” disponibili, alimentando il business di un nuovo settore nato dalla crisi e la disoccupazione: quello dei concorsisti. Chissà se l’italiano cambierà mai…

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