CIBO BIOLOGICO: IL GRANDE INGANNO

Il mondo globalizzato ci ha distrutto non solo l’esistenza, ma addirittura la salute. Difatti un corpo catapultato in un contesto artificioso e spaventosamente antiumano soffrirà, autodistruggendosi con la malattia per porre fine alle sue sofferenze. Viviamo in disarmonia con il creato, e da qualche anno a questa parte non è più un mistero. Tanto che le filosofie New Age osannate dal popolino fanno leva proprio su questo problema rifilandoci la falsa e subdola soluzione panteista del “Tutt’Uno”. La ferita profonda, quella dell’allontanamento dalla natura, sta però sempre più rimarginandosi grazie a una propaganda incessante e non del tutto trasparente, che si serve dei danni provocati dai suoi stessi autori per rifilare un espediente apparentemente buono, ma potenzialmente pericoloso e deviante. I frutti sono sotto gli occhi di tutti: dalla divinizzazione della natura all’amore smodato e morboso verso gli animali che spesso porta a preferirli (e sostituirli) agli esseri umani. Fino ad arrivare a eccessi come la dieta fruttariana o l’ossessione per il biologico. Soffermandomi su quest’ultimo punto, non posso esimermi dal menzionare i famosi “reparti bio”, ormai onnipresenti in un occidente sempre più prossimo ad aderire inconsapevolmente a un naturismo di massa, in cui l’uomo, l’ambiente e ogni creatura vivente saranno esattamente sullo stesso piano. Persino in supermercati di fascia medio-bassa è possibile ammirare la vastità degli scaffali occupati da presunti “cibi biologici”, spesso venduti a prezzi talmente ridicoli da suscitare qualche dubbio sulla loro autenticità. E il popolino ne va matto, dal suo canto, perché “Mamma Propaganda” gli ha detto che «la sua salute è in pericolo» e «la farina 00 e lo zucchero bianco fanno venire il cancro». Lungi da me l’essere frainteso, non sto affermando che mangiare bene è sbagliato, anzi, sono il primo a sostenere che un’alimentazione sana sia il passaporto per una vita lunga e in salute. Sono gli estremismi che non mi piacciono. Quelli inculcati dalla propaganda di regime per renderci dei pazzi ossessionati in cerca della scritta “Bio” su ogni maledettissimo prodotto. Una sigla molto spesso truffaldina e lontana dalla realtà. Ne hanno parlato anche a Report, su Rai Tre, con il servizio “Bio-illogico”: un’indagine sulla truffa di un grano duro certificato come biologico (ben 11 mila tonnellate) che altro non era invece che grano tradizionale, che di biologico non aveva proprio nulla, se non il nome. Evidentemente trovare il biologico vero non è facile, come non lo è accertarsi se quello acquistato nel supermercato lo sia o meno. Stefano Forti dell’Azienda agricola biologica All’ombra del cerro, ha detto:

“Il biologico vero esiste ed è più facile riscontrarlo nelle piccole-medie aziende dove si può instaurare un rapporto diretto e basato sulla fiducia tra consumatore e produttore. Alla base di tutto deve comunque esserci la correttezza da parte del produttore nel suo operato”.

“Fiducia tra consumatore e produttore”, forse non sappiamo più nemmeno cosa sia. Visto che acquistiamo molto spesso prodotti in grandi catene o supermercati di cui non conosciamo affatto l’azienda produttrice. Vivere sano non è impossibile, ma bisogna metterci impegno, e soprattutto non lasciarsi ossessionare trasformando una nobile esigenza, come quella del cibo naturale, in una patologia psichiatrica. Altrimenti si finisce con l’accontentarsi del “Bio di facciata” che ci rifilano tutti i giorni con e che accettiamo (in)consapevolmente per mancanza di tempo, voglia o denaro. Se questo sistema antiumano ci sta bene dobbiamo prenderci carico anche delle conseguenze che ne derivano, siano esse amare o meno. Per “fare uno strappo alla regola” è necessario qualche sacrificio in più, altrimenti si può aderire benissimo al salutismo falso e allarmistico di cui parlano i media mainstream. Personalmente, cerco di condurre uno stile di vita sano in maniera equilibrata, evitando come la peste le ossessioni derivanti dal sensazionalismo imperante e concedendomi più di qualche “sgarro” senza angoscia o inutili e deleteri sensi di colpa. Il corpo è una macchina perfetta e resiliente, e un po’ di cibo “sporco” in un’ottica quasi completamente “salutistica” non può di certo demolirlo. Il vero male sono gli estremismi: offuscano la ragione e ci impediscono di discernere il buono dal marcio.

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L’attore Ashton Kutcher è finito in ospedale a causa della dieta fruttariana. L’attore interpretava Steve Jobs in un film e stava entrando nei panni del fondatore della Apple improvvisando un’alimentazione fruttariana. Ashton nell’intervista afferma: «Ero piegato in due dal dolore, i livelli del mio pancreas erano tutti sballati».

Alcune assurde mode alimentari, come il fruttarismo, ovvero il nutrirsi di sola frutta per vivere (sì, avete capito bene), è la dimostrazione vivente di come il nostro bisogno di certezze ci spinga a credere e aderire alle mode più assurde, convinti di aver finalmente trovato la verità. Ma non è proprio così. Anzi, secondo una recente ricerca, sempre rimanendo in tema, si è scoperto che molti guru della salute, che scrivono libri e danno consigli su nutrizione e longevità, tendono in realtà a vivere meno rispetto alla media. Qui potete leggerne la (lunghissima) lista. Come mai? Che la verità sia scomoda e “uccida” chi la trovi per evitare il meccanismo del “contagio”? Ovviamente no! La risposta ai quesiti sulla salute, come sempre, si trova nel mezzo. Bisogna mangiare sano, evitare il più possibile i cibi “artificiali” e fare attività fisica. Tutto qui? Così facile? Più ci si allontana da questo semplice concetto, più si rischia di cadere in radicalismi insensati e pericolosi o in trappole escogitate dal marketing per lucrare sui danni da esso stesso provocati dopo quasi un secolo di stile di vita consumistico. Della serie: “avvelena e poi vendi l’antidoto”. Il concetto è simile se non identico. Qualcuno ha fatto terrorismo mediatico sulla nostra salute, parlando di quanto essa sia in pericolo, e ci ha poi rifilato la soluzione, mistificando il vero significato di “bio” e abbassandolo a comune cibo da discount.

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