IGNORANTI, MA COL TESTAMENTO BIOLOGICO

L’ignorante, dal lezzo della melma in cui ama crogiolarsi, ha un unico chiodo fisso: stare al passo coi tempi. Non gli importa altro. Dal basso della sua mente piuttosto elementare e basica, deve evitare nella maniera più assoluta di non tradirlo, il progresso, altrimenti rischierebbe di diventare un arretrato, un cavernicolo che rifiuta di raccogliere i frutti nati dal grande albero della cuccagna chiamato anche “modernismo”. Aumentando in scala il concetto non si può fare a meno di parlare dell’Italia: tradizionalista e ancorata al folklore, ambedue caratteristiche di cui ha una vergogna matta. Qui infatti avviene il paradossale meccanismo del rifiuto delle proprie peculiarità ataviche: l’adesione cieca e incondizionata al “nuovo” in tutte le sue forme e l’abiura del vecchio. Un popolo di “zappatori”, con tutto il rispetto per quelli veri che, ahimè sono sempre di meno, riflette il suo modo di essere anche nei governanti che sceglie: ius soli, unioni civili, legge sull’eutanasia, liberalizzazione delle droghe leggere e ora, dulcis in fundo, il testamento biologico. Questa in effetti era una vera urgenza, in un paese allo scatafascio e sull’orlo della bancarotta, con un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora ufficialmente il 50%. Però la frase “testamento biologico” era proprio irresistibile, “fica”, moderna, e ai nostri politici piaceva, visto l’esigenza assegnatagli dal popolino di “mantenere l’Italia al passo coi tempi”. Un popolo di deficienti incapace di auto bilanciarsi tra tradizione e modernità, scegliendo l’una a discapito dell’altra, il bianco o il nero. Se chiedessimo ai parlamentari cosa è realmente il “testamento biologico”, scommetto tutto l’oro del mondo che non sarebbero in grado di spiegarcelo. Hanno votato “sì” solo perché il termine riecheggiava qualcosa di “moderno”, che all’Italia non poteva mancare, come all’italiano non può mancare lo smartphone di ultima generazione. Magari prima di votare avranno dato una lettura su Wikipedia, giusto per non fare la figura degli ignoranti nel caso in cui i giornalisti gli avessero fatto qualche domanda. La realtà è amara, ma la colpa non è del governo occulto o dei politici, ma di noi stessi, che proiettiamo la nostra volontà al governo e nella società circostante. L’Italia è lo specchio degli italiani: una nazione di “selvaggi col telefonino” (citazione presa in prestito ma pur sempre efficace).

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