LA PERICOLOSITÀ DEL BLACK FRIDAY E DELLE RICORRENZE SIMILI

Quando non sentiamo l’esigenza di consumare, vuoi perché non si festeggia nessuna ricorrenza particolare, vuoi perché non ci serve nulla, il sistema aziona il suo meccanismo d’allarme “rimettendoci sulla retta via”. Come, vi starete chiedendo? Instillando in noi l’esigenza dell’acquisto. La chiamo “esigenza” perché “imposizione mascheratasuonerebbe un po’ troppo allarmante. Vengono date così alla luce festività che non hanno alcuna ragion d’essere, dedicate solo ed esclusivamente al consumo insensato che ritorna quei pochi risparmi accumulati al prezzo di una vita umiliante ai detentori del capitale, spesso nascosti dietro alla dolce sigla di qualche multinazionale. Pochi giorni fa è stata la volta del Black Friday, che ha dato ufficialmente il via alla stagione degli acquisti natalizi.

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Nella foto sopra, bestie al pascolo durante il Black Friday

Devo ammettere che non sapevo nemmeno cosa fosse, da brava pecora nera quale sono. Perciò sono andato a ricercarne le origini scoprendo che non è nient’altro se non una celebrazione creata dal mercato globale per testare sia la nostra predisposizione agli acquisti, sia la capacità di spesa di ciascun individuo. Un test, che addolcito dal linguaggio anglosassone nasconde il suo vero significato, ovvero “esperimento”, come si suole fare con i topi da laboratorio per osservarne la risposta a determinati stimoli. Siamo “oggetti biologici”, fattori economici in un gigantesco ingranaggio chiamato “economia” che ci risucchia lentamente nel suo vortice fino a eliminarci del tutto, e da bravi e ingenui oppressi abbiamo il compito di rispettarne ogni nuova imposizione autoconvincendoci che sia un’esigenza. Pensate che nel Black Friday del 2013 negli Stati Uniti sono stati spesi 57,4 miliardi di dollari in un solo giorno da più di ottanta milioni di persone: per offrire un paragone è come se l’intera popolazione della Germania fosse andata a fare acquisti nello stesso giorno. Il Nuovo Ordine Mondiale, ossia l’oligarchia del Potere (con la “P” maiuscola), distrugge ogni festa tradizionale e religiosa sostituendola con ricorrenze artificiose studiate per dare sfogo al nostro zelo consumistico. Esso opera sostanzialmente distruggendo i due tipi di spiritualità: terrena e ultraterrena. Ovvero usi e costumi e religioni. Chi è dietro tutto ciò, chi tira le fila, conosce benissimo le debolezze di ognuno, l’attitudine al materialismo, agli istinti terreni, ed escogita inganni come il Black Friday per allontanarlo dalla verità.

Parallelismi (in)sensati: (Babbo) Natale

Chi pensa al Natale lo collega inconsciamente al regalo, fatto il più delle volte ad amici o parenti perché “così si usa”. Soffermiamoci per un attimo sul termine “Natale”, che deriva dal latino: natus, nato, più il suffisso -alem che indica appartenenza. Letteralmente “appartenenza a colui che è nato”. Colui il quale è venuto alla luce in povertà, sottolineando che per accedere al Suo Regno è necessario mortificare il proprio attaccamento a tutto ciò che è terreno, e indicando implicitamente che la vita, quella vera, non è in questo mondo, che anzi bisogna scegliere tra il rinunciare ad esso e il restare una semplice creatura terrena. Di fatti Colui che è nato è “stato deposto in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”: l’Uomo lo ha rifiutato sin dalla nascita evidenziandone così il destino. Ho sempre pensato al Natale Occidentale, caduto ormai da un secolo in una spirale di materialismo estremo, come a una provocazione, uno schiaffo violento al cristianesimo. Eliminare una ricorrenza di primaria importanza, che dovrebbe essere un inno alla povertà (spirituale e materiale), inneggiando al consumo sfrenato è una delle tante conseguenze del potere anticristico che sta spianando la strada al Principe del Mondo. Con ciò non sto affermando che “fare regali a Natale” sia sbagliato a prescindere. La mia critica è rivolta essenzialmente all’imposizione subdola di consumare, alla nostra ansia pre-natalizia di “comprare qualcosa sennò Tizio ci rimane male”. Ai bambini, poi, si sostituisce Cristo, Padre della povertà spirituale e materiale, con Babbo Natale, ovvero il Padre (Babbo, appunto) del materialismo, un fantomatico essere che esaudisce i desideri portando i beni più disparati, inculcando un concetto sbagliato e mistificato di amore sin dalla nostra infanzia. Se il consumo illogico si instaura come tradizione, come usanza e modifica i costumi arrivando addirittura a corrompere la spiritualità, dobbiamo seriamente iniziare a preoccuparci. Un’idea sobria sarebbe quella di donare a chi teniamo qualcosa di importante, un bene (materiale o di altra tipologia) di prima importanza. Amare significa donare (e donarsi), non il superfluo ma l’indispensabile. Oggi invece per dimostrare di amare si tende ad acquistare il superfluo e l’accessorio. E con questo “fare superficiale” si otterrà un amore altrettanto superficiale, basato più sui sentimenti passeggeri che sulla fortezza del legame vero e proprio. Ma questo è il Mondo, che ci possiamo fare?

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Una bambina siriana abbraccia il suo orsacchiotto fra le macerie causate dal capitalismo USA, che ha bisogno di scatenare guerre per rimanere in piedi e permetterci così di usufruire delle sue libidini, tra cui il Black Friday…

 

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