IL REGNO DELL’ANTICRISTO E I REQUISITI PER ENTRARCI

Una società fondata su Dio dura in eterno. Una plasmata a immagine e somiglianza dell’uomo, invece, è temporanea come lo è il suo ideatore. Se non utilizziamo la virtù creatrice insita in noi lasciandoci ispirare dallo spirito di Dio, infatti, le nostre opere saranno destinate inevitabilmente alla rovina. La società di oggi, il “fiore all’occhiello della civiltà”, divora se stessa per continuare a crescere e si illude di poter rimanere in piedi in perpetuo. Essa è il corpo mistico dell’Anticristo e, prima o poi, quando verrà messa di fronte alla paradossale scelta di mangiarsi da sola o crollare come un castello di carte, avverrà il sacrificio più grande, la cosiddetta “tribolazione”. Molti pensano che essa sopraggiungerà dall’alto: niente di più sbagliato. Noi stessi, solo e soltanto noi stessi, saremo la causa prima della nostra fine. In fondo abbiamo il privilegio del libero arbitrio, no? Qualche giorno fa mi è capitato sotto gli occhi un articolo in cui un brillante economista ammetteva in tutta tranquillità che uscire da questa crisi è «umanamente impossibile». Che la soluzione al problema in cui ci siamo imbattuti è ormai al di fuori della nostra portata e nessuno, se non con un mero “taglia e rattoppa”, potrà sperare di apportare il benché minimo miglioramento. Parole forti ma evidentemente troppo “apocalittiche” per essere prese sul serio dal popolino, infastidito da chiunque osi mettere i bastoni tra le ruote alla sua vocazione occidentalistica. Chi schiaffeggia moralmente il prossimo destandone l’umanità ormai assopita viene allontanato da tutto e tutti senza remore, è il secondo principio fondamentale della Costituzione Suprema di Babilonia: “vivi e lascia vivere”. Ovvero, pensa soltanto a te e non rompere i cosiddetti al prossimo tuo. Il primo è: “non avrai altro Dio all’infuori di te stesso”. Per chi ha un minimo di “dimestichezza” con la Verità, considerata ormai anacronistica, sa che l’Anticristo non si manifesterà prima che il suo regno maturi in ognuno di noi. E qual è suddetto reame, vi starete chiedendo? Ora ci arriviamo. Fede, speranza e carità, le tre virtù teologali che ci mettono in relazione con Dio, Uno e Trino, hanno il loro corrispettivo “terreno”: miscredenza, desolazione ed egoismo. Miscredenza, perché qualsiasi argomento religioso ci irrita come farebbe l’acqua santa su un demone; desolazione, perché viviamo nell’accidia e nell’apatia, senza alcuno scopo, abbandonati ai palliativi che ci rifilano di continuo per raggiungere una presunta felicità; egoismo, perché non proviamo più amore verso il prossimo e siamo schiavi del nostro ego. L’unico pensiero che ci attanaglia è di raggiungere il benessere materiale e vivere una vita con meno croci possibili. Magari anche sulle spalle di qualcuno. Su larga scala, infatti, l’intera società occidentale è stata costruita a discapito degli altri, dei meno fortunati, degli invisibili, derubandogli risorse per il benessere di pochi. L’uno per cento della popolazione possiede più del cinquanta percento delle ricchezze, un dato allarmante che ancora oggi viene taciuto dai media mainstream. Miscredenza, desolazione ed egoismo: sono queste le tre “virtù” richieste dal Mondo per andare avanti, per sopravvivere nella giungla, per ricevere l’approvazione degli uomini, per divenire “qualcuno”, per essere un “cittadino del mondo” di tutto rispetto. Manca solo la rimozione del sigillo, del cosiddetto “katechon”, e poi il figlio della perdizione potrà manifestarsi. Il terreno è già bello che spianato e i cuori si infervoriscono al solo pensiero, fremono dalla gioia: un leader carismatico che tradurrà i sentimenti degli uomini in realtà, che saprà leggere negli animi cogliendo le esigenze e i bisogni più intimi. Probabilmente verrà visto come un salvatore, ci farà uscire da un periodo di grande depressione, magari sorgerà dalle macerie di una guerra distruttiva, eliminerà la disoccupazione e darà il tanto agognato benessere a tutti. Dopo non molto, però, si svelerà per quello che è.

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