“BULLISMO” INTERNAZIONALE O FINE DEGLI USA

Kim non attaccherà mai gli USA. Non è mica nato ieri, il dittatorello, e sa benissimo che non avrebbe alcuna possibilità di farcela contro gli yankee, veterani del bullismo internazionale ed esperti nello “scovare minacce per la democrazia”. Per ora ci va cauto: si limita a un mero ping pong verbale con il presidente Trump su “chi ce l’ha più grosso”; nessuno, ad ora, forse nemmeno i membri del governo nordcoreano, sa se Kim faccia sul serio, se abbia realmente il coraggio di intraprendere un’eventuale guerra non convenzionale contro gli americani. Ammesso che l’intenzione sia reale e che le armi esistano davvero, non ci si spiega come un paese con un arsenale limitatissimo abbia potuto sviluppare in pochi mesi ordigni di una portata tale da permettersi il lusso di minacciare nientepopodimeno che gli Stati Uniti d’America! Nemmeno i più ferrati nel campo della geopolitica hanno saputo dare spiegazioni razionali, dipingendo spesso Kim come un millantatore consapevole di avere le spalle coperte dai due giganti Cina e Russia, a cui un eventuale intervento militare a stelle e strisce nella penisola coreana creerebbe non pochi fastidi. E se invece si sbagliassero? Il 14 Agosto, il New York Times, voce portante della propaganda mondialista, pubblica un articolo inquietante secondo cui «Il successo della Corea del Nord nella sperimentazione di un missile balistico intercontinentale che sembra in grado di raggiungere gli Stati Uniti, è stato reso possibile da acquisti di potenti motori a razzo (RD-250 N.d.A.) probabilmente provenienti da una fabbrica ucraina con legami storici con il programma missilistico russo, secondo un’analisi di esperti pubblicata lunedì e valutazioni classificate da agenzie di intelligence americane.» Se ciò fosse vero, avremmo la prova schiacciante che la politica internazionale è solo un grande palcoscenico in cui gli attori sono i presunti “capi di stato” e i burattinai oscuri individui che creano conflitti disastrosi finanziando ambo le parti, accelerando l’instaurazione della legge marziale neoliberista in tutto il globo. La fabbrica in questione, sempre secondo il New York Times, conserverebbe legami storici con la Russia nonostante oggi si trovi in un territorio posto sotto il controllo NATO e i motori RD-250 sfruttati per la sperimentazione del famoso missile balistico intercontinentale sarebbero giunti nelle mani di Kim tramite un misterioso “mercato nero”. Difficile pensare che la Santa Madre Russia, che non ha nessun interesse a fomentare questa situazione, stia aiutando la Corea a condurre test sempre più complessi. Non ne avrebbe motivo.

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Uno schema del fantomatico RD-250

Lungi da me voler fare il dietrologo, sono consapevole che in un campo minato come quello della politica internazionale, la soluzione è distante anni luce dalle cosiddette “spiegazioni razionali”. Immagino, dal basso della mia ignoranza in campo militare, che sia praticamente impossibile trasportare sotto il naso dell’intelligence NATO materiale altamente sensibile, come i motori RD-250, senza farsi notare. A meno che l’organizzazione militare più sofisticata al mondo non sia composta da idioti con l’anello al naso. Pensare che siano le stesse forze occidentali a collaborare con la Corea del Nord non mi sembra un’ipotesi così azzardata, visto che sono ormai anni che i “teorici del complotto” parlano di guerre orchestrate ad arte, le cui fazioni avversarie sono finanziate sempre dagli stessi signori. Benvenuti nel grande palcoscenico chiamato realtà, in cui i mass media danno giorno per giorno una spiegazione furbescamente artificiosa della fitta trama internazionale.

Nordcoreani: una minaccia per il mondo?

L’unica guerra condotta dalla Corea del Nord è avvenuta tra il 1950 e il 1953 contro i “fratelli” del sud.

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La Guerra di Corea in sintesi

Da allora, dopo la ripartizione del territorio della penisola, l’unico obiettivo del comunismo dinastico del Nord è stato solo quello di fare i propri interessi, senza la benché minima intenzione di espandere i propri orizzonti o intaccare il tanto diverso e incompatibile Occidente. Sovranità politica, nazionale e innanzi tutto economica, indispensabile per essere davvero un paese libero, sono stati e sono tutt’ora i tre capisaldi del sistema comunista made in Korea, da sempre amico della Cina, responsabile del 90% delle importazioni nordcoreane di petrolio a “prezzi amichevoli”. Difficile credere che un paese piccolo come quello di Kim, che solo negli ultimi anni ha visto una crescita economica rilevante, possa realmente rappresentare una minaccia per la pace internazionale. La storiella delle armi atomiche è ormai vecchia e ultra riciclata per essere credibile. Che dire allora di Cina, Russia, Francia, Israele e USA (primo paese, tra l’altro, a utilizzare ben due ordigni atomici su obiettivi civili)? Loro non minano l’armonia mondiale? E le esercitazioni militari di Corea del Sud e USA al confine, viste come una provocazione dal regime di Pyongyang che ha intimato più volte di sospenderle? Nulla di rilevante, è più cool parlare di Kim il cattivone, che senza apparenti motivi se non le sue smanie di potere, minaccia l’Occidente con armi atomiche, come l’antagonista psicopatico di una di quelle pellicole hollywoodiane con cui siamo cresciuti.

Chi è il vero mostro?

Ci si chiede il vero mostro chi sia, in una realtà in cui la parte più remota di noi stessi ha bisogno di paura, suspense ed emozioni forti per rimanere a galla e non affondare nell’oblio. Periodicamente, il sistema ci mette a disposizione un fantoccio su cui riversare le nostre frustrazioni, altrimenti gli istinti terreni di cui siamo schiavi rischierebbero di atrofizzarsi e lasciare il posto alla ragione, alla spiritualità e a ogni sorta di caratteristica trascendentale che ci differenzia dalle bestie. Il capro espiatorio, non importa da chi o cosa venga gettato tra la folla, è come la ghigliottina ai tempi della rivoluzione francese, quando la testa del decapitato veniva mostrata al pubblico dal boia di turno, magari ancora sanguinante, e il desiderio di vendetta del popolino veniva così momentaneamente placato. Abbiamo l’assoluta necessità di un colpevole ad interim su cui far convergere la frustrazione nata dalla consapevolezza inconscia di star vivendo in una tremenda bugia, in una piramide gerarchica fondata sulla sottomissione. Come Saddam, Bin Laden, Gheddafi, adesso Kim. L’Occidente è affamato di giustizia, perché vive in un’ingiustizia perenne che lo incattivisce come un cane in gabbia, bramoso di vedere il presunto colpevole del proprio malessere soccombere per stare in pace con se stesso.

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Vi lascio con questo “aforisma” tratto da Il Cavaliere Oscuro. Saprete sicuramente che ruolo ha Joker nella pellicola, quindi non c’è bisogno di spiegarvelo. Riflettete però sulle sue parole…

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