LA GUERRA CIVILE AMERICANA È IMMINENTE?

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Joseph Goebbels, eminenza grigia del Terzo Reich, maestro venerabile dell’arte della propaganda, sosteneva che una bugia ripetuta allo sfinimento diventa una verità incontrovertibile. È risaputo che negli USA, il Deep State utilizzi tecniche di manipolazione psicologica rubate ai vinti nazisti, affinate con anni di studi e divenute quindi sempre più efficaci. La campagna per le presidenziali americane dello scorso anno è stata teatro di uno dei più grandi scontri tra lobby di potere mai visti nella storia degli Stati Uniti. I democratici, guidati in pubblico dalla Clinton e dietro le quinte dallo squalo della finanza George Soros, ebreo responsabile di tutti i più grandi golpe recenti, avido sostenitore del capitalismo globale e della decentralizzazione del potere, contro i repubblicani, rappresentati da un candidato decisamente fuori dalle righe e politically incorrect rispetto ai canoni a cui siamo abituati. Donald Trump, la cui vittoria ha sorpreso mezzo mondo e dimostrato come i sondaggi siano tutto fuorché attendibili, continua tutt’ora a suscitare polemiche nel popolo americano e nel mondo democratico che vede i caposaldi del liberalismo minacciati da un “nuovo Hitler”. In realtà, il tycoon, dall’alto della sua esperienza imprenditoriale che lo ha portato a essere uno degli uomini più ricchi del globo, è stato votato da tutta l’America invisibile, quella che “non conta”, quella formata da proletari sprovvisti di tutele sociale e vittime del precariato, da giovani senza futuro che contraggono un debito di cinquantamila dollari per frequentare il college. Trump, fin dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, è stato ostacolato in tutti i modi dai direttori d’orchestra, che lo hanno boicottato impedendogli de facto di mettere in atto la sua agenda. Lo staff presidenziale era composto da uomini come Steve Bannon, capo strategico e intellettuale politico di destra.

bannon-ap-evan-vucciEtichettato come razzista, fascista, xenofobo, suprematista bianco e via insultando dall’America bene, era visto come una delle personalità più promettenti per la realizzazione del motto “Make America Great Again”. Non mi dilungherò molto su costui, basti però pensare che è l’autore di Generation Zero, documentario in cui viene preannunciato il collasso imminente di Babilonia la Grande, lo scoppio della gigantesca bolla speculativa che aspettano tutti gli economisti da più di un decennio.

Il 5 Aprile 2017, Bannon viene rimosso dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale, a detta di molti per l’entrata della moderata Ivanka Trump nello staff della Casa Bianca, e il 18 Agosto 2017 viene sollevato anche dall’incarico di capo stratega del governo. Una vicenda singolare, quasi inquietante, che ha richiamato l’attenzione di molti “complottari” secondo cui la colpa dell’eliminazione di Bannon sarebbe da attribuire non alla figlia di Trump, Ivanka, bensì al marito di quest’ultima, l’ebreo Jared Kushner, senior advisor del presidente degli Stati Uniti ed erede dell’impero immobiliare del paparino, da anni affiliato a organizzazioni filantropiche filo ebraiche e a sua volta figlio di un uomo di origine polacca sopravvissuto all’Olocausto. I sabotaggi ai danni di Trump, però, non finiscono qui. George Soros, che ha definito il neo presidente un ignorante e incapace, ha applicato alla lettera un altro dei precetti di Goebbels: “Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave”. È proprio qui che entra in gioco la Supremazia Bianca, movimento ideologico antisemita, etnocentrista e razzista che ha visto in Trump un possibile “collaboratore indiretto”, colui che avrebbe potuto ridare al popolo bianco la sua dignità e “il posto che gli spetta” negli Stati Uniti dei ricchi e dei raccomandati. Durante la campagna elettorale, i portavoce del movimento hanno dichiarato di appoggiare Trump anziché la Clinton, suscitando non poche polemiche nell’America bene. I media mainstream, ovviamente, hanno colto la palla al balzo gridando allo scandalo, alla “morte della democrazia americana”, a un possibile nuovo dittatore che avrebbe portato il paese alla rovina, un manipolatore appoggiato da fanatici nazisti. In realtà la Supremazia Bianca rappresenta solo lo 0,1% dell’elettorato americano, una cellula insignificante nel grande organismo vivente degli Stati Uniti d’America. Una cellula che i mass media hanno reso subdolamente cancerosa e grazie a cui continuano a ingigantire il carcinoma della psicosi purificatrice che colpisce periodicamente il popolo USA. Grazie alle sue ONG e alle manifestazioni “a favore dell’uguaglianza” e “contro il razzismo” da egli finanziate e orchestrate, George Soros sta infatti applicando abilmente la tecnica del maestro Goebbels, ossia trasformare un problema insignificante, come quello della Supremazia Bianca, in una minaccia seria al popolo americano e alla libertà inviolabile su cui si fonda la Costituzione. Lo scopo è destabilizzare gli Stati Uniti, magari con una guerra civile, e scacciare Trump e i suoi elettori nazisti da Washington. Putin e Orbán, consapevoli del gioco, hanno espulso dai loro paesi tutte le ONG facenti capo a Soros (per la cronaca, le stesse che in Italia lucrano sui migranti), ma a quanto pare in America l’ombra del Deep State è talmente fitta da non lasciare spazio a infiltrazioni di luce. Trump deve andarsene, lo ha ordinato il vertice della piramide. E così sarà, non importa quanto sangue verrà versato. Esso è un sacrificio necessario alla redenzione dell’umanità, all’instaurazione del Nuovo Ordine. D’altronde c’era da aspettarselo, come può un uomo qualunque (si fa per dire, visto il suo patrimonio) insediarsi alla Casa Bianca e mettere a ferro e fuoco quasi cento anni di politica liberista e imperialista? Bisogna assolutamente farlo fuori. Come e quando avverrà, non spetta a noi saperlo.

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