COME FARE LE VACANZE DA CASA

La bella vita ci piace, a noi europei. E, qualsiasi cosa accada, facciamo di tutto pur di non rinunciare ai piaceri mondani. Siamo goderecci nel DNA, oserebbe dire qualcuno. Per i giovani, soprattutto gli under trenta, la vacanza è diventata un obbligo vero e proprio, dettato perlopiù dall’ansia da prestazione suscitata dai social che ritraggono la vita inspiegabilmente mondana dei disoccupati ontologici. Vite alla Gianluca Vacchi che inducono al meccanismo dell’imitazione, insito in ognuno di noi e grazie a cui esplodono improvvisamente mode che fino a qualche giorno prima sarebbero state impensabili. La domanda che si pongono alcuni (me compreso), però, è come diavolo possa una generazione di precari e privi di reddito condurre una vita degna del più avido dei goderecci. I genitori, diranno molti di voi. E siamo d’accordo. Però ci sono alcune vacanze davvero inspiegabili. E ne ho viste molte, credetemi, soprattutto ad Agosto, dove si inaugura la sfida a chi la fa più bella. Hotel extralusso, tour in elicottero, piscina idromassaggio, bagno alle terme, piatti prelibati a pranzo e cena, attività degne più di un alto borghese che di un cittadino normale, per di più disoccupato o privo di uno stipendio regolare. Le soluzioni plausibili sono due: o i mass media ci mentono nascondendoci che in realtà viviamo in un paese così prospero che i giovani non hanno bisogno di lavorare perché hanno il conto in banca pieno zeppo di quattrini, oppure l’ostentazione della mondanità e della ricchezza nasconde qualcosa di oscuro, di scomodo.

Una vacanza da casa

Amsterdam, una venticinquenne si fa accompagnare dai genitori in aeroporto per partire per l’Asia. Subito dopo, prende di nascosto un treno e torna a casa, postando foto delle sue finte vacanze e ingannando amici e parenti convinti che la giovane stesse davvero bevendo del latte di cocco su una spiaggia delle Bahamas. Scopo dell’esperimento? Dimostrare come i social manipolino la realtà e dipingano una quotidianità idilliaca e irreale, responsabile di malessere e invidia, di ansia da prestazione e di induzione all’imitazione.

Vacanza Finta.jpg
                                                                                                                                                                 Una foto della “vacanza” della ragazza olandese

 

Anche in Italia ci abbiamo provato: è il caso di Marco Belletz, videomaker parmigiano che, non potendosi permettere una vacanza, è riuscito a far credere a tutti di essere alle Figi. In realtà non si è mosso dal suo appartamento a Parma. È bastata un’abile opera di video montaggio per ingannare tutti e creare delle scenografie da urlo. I mi piace sono arrivati a fiotti.

Il marcio viene fuori

Grazie a Whisper, un’applicazione di recente invenzione, è possibile aprire gli occhi sulla finzione imperante del mondo dei social. Whisper è una comunità virtuale in cui migliaia di persone, di tutti i paesi del mondo, possono condividere pensieri, segreti e perfino pettegolezzi scottanti sul vicino di casa che tradisce la moglie. Il tutto in totale anonimato. Con un semplice click è possibile scoprire verità sconcertanti. Potete ben immaginare quante ne siano state postate sui social e la ricerca dei tanto agognati likes, della cosiddetta “gloria virtuale”. Un’utente che pensa di essere brutta ha confessato di aver usato come foto del profilo immagini di altre persone pur di apparire più attraente. Un altro, invece, ha dichiarato di aver perso chili su Facebook, ma non era vero, modificando le foto dei suoi progressi con Photoshop. Per non parlare poi di un eroinomane che fa credere ai suoi amici virtuali di aver chiuso con la droga ma in realtà è una menzogna per apparire migliore. C’è anche chi ha cambiato il suo «status» e ha dichiarato di essere «impegnato sentimentalmente» per suscitare l’attenzione della ragazza che gli piaceva da tempo e a cui non aveva il coraggio di dichiarare i propri sentimenti. A quanto pare la menzogna ha avuto gli effetti desiderati. Per la prima volta, infatti, la ragazza in questione gli ha inviato un messaggio privato dicendo che voleva parlare con lui. Questi sono solo alcuni degli stratagemmi utilizzati dal popolo della rete per mettere in scena una vita bucolica, talmente perfetta da essere priva di qualsiasi croce, anche di quella più insignificante. I problemi comuni, infatti, non generano like, non sono virali come la foto di un piatto di sushi o una BMW fiammante appena uscita dal concessionario e vanno rigorosamente omessi dalla vita virtuale, dal celeberrimo diario che ognuno di noi arricchisce di giorno in giorno con post e foto. Forse essi sono troppo reali, e la realtà, si sa, è deludente, non è come la vorremmo, non è “figa” spaventosamente perfetta. I social sono un palcoscenico, e il nostro errore più grande è quello di farci condizionare l’esistenza da ciò che pubblicano gli altri utenti. Secondo uno studio americano, invidia, tristezza e senso di mancata realizzazione, sono i sentimenti negativi maggiormente suscitati dai contenuti pubblicati nei social. Non importa se essi siano falsi o reali, al nostro inconscio non interessa altro se non l’imitazione di ciò che ha visto, l’emulazione nel senso più stretto del termine. Forse usando la ragione e ponendoci qualche domanda saremmo in grado di svelare l’arcano e di capire come diavolo abbia potuto un ventenne disoccupato permettersi una vacanza di dieci giorni negli Stati Uniti, mangiare caviale tutte le sere e affittare un elicottero per un tour dall’alto della città di New York.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...