SALVATORE ARANZULLA È LA PROVA CHE SIAMO STUPIDI

Il marketing non predilige la qualità o l’acutezza dei contenuti, ma si fonda esclusivamente su ciò di cui abbisogna la massa. Non importa se sia utile o meno alla collettività: queste sono seghe mentali da Welfare State e nel neoliberismo lasciano il tempo che trovano. Qui vige solo ed esclusivamente lo spirito della competizione, in grado di trainare (almeno secondo le teorie economiche moderne) l’intero sistema senza intoppi. Anche il giornalismo è stato risucchiato dalla spirale del mercantilismo trasformandosi in mero marketing attira click: titoli sensazionalistici e fuorvianti, spesso distanti anni luce dal reale contenuto dell’articolo, o contenuti da quinta elementare per un pubblico di zoticoni col cervello atrofizzato. Anche il valore culturale dei cosiddetti influencer è pressoché inesistente e ciò non lascia adito a dubbi riguardo il livello intellettivo e il giudizio critico della massa, dei cosiddetti follower. Il segreto, per chi vuole fare successo, è quello di scendere a compromessi con la propria moralità e obbedire alle richieste del marketing, proiezione genuina dei bisogni elementari del popolo. Al contrario di quanto si possa pensare, la chiave per accedere al cuore della gente non è l’intelligenza (nonostante anch’essa ricopra un ruolo determinante) ma l’empatia. Comprendi i bisogni dell’individuo stregandolo con le parole ed egli sarà tuo per sempre, nascerà in lui un bisogno morboso, quasi fisiologico, della tua persona che non saprà più farne a meno. Come non citare a titolo esemplificativo Salvatore Aranzulla, oracolo e risolutore di ogni problema informatico? Con un fatturato a sei zeri, derivante principalmente dagli introiti pubblicitari del suo sito, ha creato un vero e proprio impero, dimostrando a tutti che la chiave del successo risiede nella capacità di captare le esigenze dell’individuo. Il trucco di Aranzulla è tanto semplice quanto geniale: trovare un problema comune e spiegarne la risoluzione come si farebbe con un bambino di quinta elementare. Gli articoli presenti sul sito sono infatti dei semplici tutorial e il più delle volte hanno titoli alquanto imbarazzanti, ma lasciano di stucco per il numero di visualizzazioni e condivisioni che riescono a generare.

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                                                              Alcuni articoli del sito Aranzulla.it

Come caricare Iphone“, “Come fare la chiocciola“, “Come inviare una mail“, “Come fare il numero privato“, sono solo alcuni dei pezzi che hanno reso il portale di Salvatore Aranzulla un vero e proprio punto di riferimento per il mondo dell’informatica e della tecnologia. Nessuno prima di lui ha prodotto dei tutorial in maniera così minuziosa da non trascurare nemmeno le futilità che un neofita darebbe per scontato. “Persino mia nonna capirebbe un articolo di Aranzulla“, sostengono in molti. E forse non hanno tutti i torti. In un mondo così spaventosamente avanzato, in cui saper utilizzare un computer è diventato indispensabile come leggere e scrivere, chi rimane indietro è perduto. Evidentemente Aranzulla ha così successo sia perché una larga fetta di utenza è ancora estranea al mondo tecnologico e grida disperatamente aiuto, sia perché ognuno di noi ama la pappa pronta senza la benché minima fatica.

Tossicodipendenza e “attaccamento” al marketing sono correlati?

Alcuni studiosi hanno paragonato il soddisfacimento immediato di ogni bisogno a una droga vera e propria. Ogni nostra voglia non coltivata, e quindi non tramutata in desiderio, viene immediatamente soddisfatta grazie al progresso del mercato globale e della tecnologia. “Vuoi un libro introvabile? Non c’è bisogno che vai in biblioteca, su Amazon puoi trovare di tutto, anche i manoscritti in aramaico antico o in latino medievale!“. Sono riusciti a renderci dei tossici senza che ce ne rendessimo conto, alla disperata ricerca del futile nel più breve tempo possibile per colmare il nostro vuoto interiore. Inutile ribadire che quando una cosa si ottiene facilmente e senza sforzi, si finisce col non comprendere il valore della stessa. Correndo peraltro il rischio di volere sempre di più, entrando in un circolo vizioso simile a quello di un eroinomane bisognoso di aumentare continuamente la propria dose. Inutile dirvi come potrebbe andare a finire.

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