I ROM SONO PIÙ IMPORTANTI DEI CITTADINI ROMANI

Nell’odierna democrazia, l’ossessione per l’eguaglianza è talmente radicata da ostacolare la libertà del singolo. Ognuno di noi, vittima di una compassione subdola e maligna per qualsiasi categoria discriminata, istituisce vere e proprie campagne di sensibilizzazione volte a valorizzare i cosiddetti “discriminati”.

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Nascono così mode prive di senso, come quella della valorizzazione delle ragazze curvy, il più delle volte rappresentate da obese (e non semplicemente “in carne”, come una vera curvy dovrebbe essere) che pretendono di essere apprezzate nonostante la loro egoistica ingordigia, oppure della neutralizzazione dei termini maschili o femminili per non offendere i transgender (ad esempio utilizzare “persona” anziché “maschio” o “femmina”, per intenderci). Dietro la pretesa di uguaglianza da parte delle categorie discriminate si nascondono l’egoismo scaturito dalla società del vizio, in cui tutti possono pretendere tutto, e l’ignoranza della maggioranza che ha frainteso il significato di “democrazia” e si lascia dominare da una presunta compassione verso suddette sottocategorie. Compassione indotta ad arte per riempire l’idiota medio di rimorso e spingerlo il più delle volte a portare avanti la lotta per la conquista dei diritti in compagnia del discriminato. Nel romanzo distopico di Orwell si parla della neolingua come arma di dominio, ovvero della mistificazione pilotata del significato dei vocaboli per restringere la gamma dei ragionamenti che l’essere umano può mettere in atto. Direi che ci siamo, considerando che la parola “discriminare”, che significa semplicemente “distinguere”, ha assunto i connotati di un termine proibito, la cui sola pronuncia è motivo di allarme per le autorità preposte alle pari opportunità.

1984

Dalla teoria alla pratica

La sindaca Raggi ha stanziato fondi pubblici per la figura del mental coach, il cui compito è quello di motivare (sigh) i Rom a lavorare onestamente e a integrarsi nella società. Quando ho letto la notizia pensavo fosse una bufala, invece è la pura, terrificante verità. Ed è anche la prova lampante che la teoria sopra descritta è una realtà quotidiana. L’ossessione di rendere i Rom, popolo di per sé nomade e dedito all’accattonaggio e al nomadismo, uguale a noi italiani, in nome di una presunta lotta per la non discriminazione e l’uguaglianza è l’errore tipo dell’ingannato e di chi ha scambiato la democrazia per un albero della cuccagna da cui chiunque, bene o male intenzionato, può raccoglierne i frutti. È paradossale come il comune di Roma, nel bel mezzo di un periodo di forte siccità in cui i cittadini vengono privati dell’acqua potabile per ben otto ore al giorno, si preoccupi di civilizzare un popolo che di civiltà non vuole nemmeno sentir parlare. Questa è la prova lampante che l’ossessione di “rendere tutti uguali” ha una priorità maggiore rispetto all’importanza del benessere della maggioranza o, peggio ancora, del singolo individuo. Parlare del lume della ragione in situazioni come questa è bizzarro. Al posto di essa vige l’ipocrisia dittatoriale dei sentimenti. Siamo al culmine di una catastrofe sociale preannunciata già in passato. Lo diceva anche Platone: “…..quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?”

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