UNA BREVE CONSTATAZIONE SULLE NUOVE CLASSI SOCIALI

La furbizia del sistema sta nel porci due possibilità di scelta, in modo da illuderci di essere liberi. L’uomo può diventare quindi o un ignorante lobotomizzato, oppure un istruito altrettanto privo di scelta. Sono esattamente due facce della stessa medaglia, anche se in apparenza non si direbbe. Lo stupido, pertanto, può essere o ignorante o istruito, ma rimane sempre un burattino senza libero arbitrio né coscienza di sé. Che differenza c’è perciò tra un operaio con la quinta elementare e un bocconiano con tanto di master e posto prestigioso dietro la scrivania di una multinazionale? Nulla, entrambi sono funzionali a se stessi e alla scomposizione del popolo in classi. La divisione fa comodo solo al sistema, perché, come dice il proverbio, tra i due litiganti il terzo gode. Ci sarà sempre astio tra l’ignorante e l’istruito, perché ciascuno di loro considera inutile la categoria opposta. Per l’ignorante, infatti, il colto è un bellimbusto pieno di sé, magari estraneo al mondo reale e facente parte di coloro che vivono di libri per non sporcarsi le mani. L’ignorante, molto spesso, prova un’ammirazione verso il colto che sfocia in un timore vero e proprio, la distanza che li separa viene vista da egli come insormontabile e nonostante cerchi di avvicinarsi all’istruito, constata con amarezza che c’è un vero impedimento comunicativo. I due infatti non si capiscono, proprio perché studiati appositamente per essere in eterno conflitto, come due magneti uguali che si respingono. Il colto, dal suo canto, vedrà l’ignorante come un microbo, organismo raccapricciante e fastidioso ma, ahimè, appartenente all’ecosistema sociale. Con un sorriso ipocrita e falsamente buonista, fingerà di considerarlo un suo pari, pur essendo fermamente convinto di essere migliore di lui. Entrambi non sanno però di essere schiavi di una élite che sfrutta il motto divide et impera per mandare avanti il proprio millenario piano di dominio globale.

GLI ISTRUITI DELL’ERA MODERNA

hipster-358479_960_720Oggi ho potuto appurare che esiste una nuova piaga sociale: l’intellettualoide. Convinto di possedere qualità intellettive superiori alla media, filosofeggia su ogni elemento della realtà sfruttando una conoscenza puramente nozionistica di quest’ultima. Egli, infatti, conosce svariati elementi ma non riesce a collegarli tra loro. Dentro di sé cova il desiderio inculcato dal liberismo di divenire qualcuno con il solo ausilio delle proprie forze, scavalcando il prossimo a qualunque costo. Si precipita perciò in esternazioni grossolane, spesso copiate spudoratamente da fonti rinomate, chiudendo ogni possibilità di ampliamento dei propri orizzonti culturali e filosofici perché schiavo dell’ego, che lo porta a considerare la sua opinione come l’unica ragionevolmente valida e a snobbare le altre. Con il ritorno di fiamma della cultura nozionistica, stimolata dalla consapevolezza che, in fondo, siamo in questa situazione a causa della nostra ignoranza, l’intellettualoide cerca inutilmente di fuoriuscire dal limbo della schiavitù approcciandosi alla cultura. Ne viene fuori quindi un’esaltazione dell’individualismo che impedisce ogni forma di dialogo e ascolto: il suo pensiero e la sua preparazione rimangono quindi stazionari. Per uscire dalla crisi spirituale e culturale in cui siamo caduti è necessaria una presa di consapevolezza collettiva, indipendente dal reddito pro capite, che ci pone di fronte a un grande e nuovo nemico: il potere. Solo allora potremo unirci per cambiare le cose. Il potere non conosce classe sociale e gradi di istruzione. Ci coinvolge tutti, dal contadino all’impiegato pubblico, dall’operaio al manager della multinazionale. Esso è invisibile e arguto, non rivela a nessuno di esserci ma crea copie verosimili su cui direzionare la rabbia popolare. Politici, migranti, elezioni e mafia sono solo alcune delle false identità di cui si serve per ingannarci e non farci cogliere la sua reale essenza.

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