LA CRISI E L’INGIUSTIZIA SONO IL SUCCESSO DELL’ECONOMIA

Chi di noi non ha mai pensato a un’Italia senza disoccupazione, uno Stato prospero in cui ognuno contribuisce al progresso e vive sereno, senza nessuna ansia da fine mese o paura di non riuscire a pagare la rata del mutuo? Perché nessun economista al governo ha mai dato o, quantomeno, tentato di dare al popolo ciò che gli spetta, ovvero stabilità e serenità? La risposta è più complessa del previsto e risiede sia nell’avidità del capitalista, che non ha la benché minima intenzione di scendere dal piedistallo della ricchezza e del potere, sia nelle teorie economiche alla base del sistema attuale, secondo cui la disoccupazione è il male necessario, un compromesso che dobbiamo accettare tutti e in silenzio. Ma come diavolo è possibile che una dottrina economica che si “nutre” della mancanza d’impiego e dell’iniquità sociale proponendole come antidoto al collasso è stata scelta come modello in tutto l’Occidente? Bella domanda!

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Economisti del calibro di Monti e Draghi (giusto per fare un esempio) basano il loro modus operandi sulle teorie partorite da individui come Milton Friedman, padre ebreo del neoliberismo e vincitore del premio Nobel per l’economia nel 1976, e Friedrich von Hayek, liberista estremista fondatore della Mont Pelerin Society, organizzazione internazionale composta da economisti, intellettuali e uomini politici, riuniti per promuovere il libero mercato e la «società aperta», considerata da molti “teorici del complotto” come una delle forze motrici occulte del sistema da cinquant’anni a questa parte. Loro, i due tizi di cui sopra, sono gli ideatori del “grande inganno”, quello secondo cui la concorrenza è l’unico impulso capace di stimolare il mercato e promuovere il progresso tecnologico e sociale. L’intervento dello Stato, per questi signori, deve essere assolutamente marginale, se non del tutto assente. In parole povere bisogna lasciare che l’economia, organismo biologico indipendente, si trascini divenendo il perno (e il fine ultimo) del sistema stesso. Gli uomini, cioè noi, servono solo come adepti, discepoli sostenitori e diffusori della scuola neoliberista.

American_Dream_OverR375Indottrinati sin da piccoli ad amare il sogno americano, che consente anche al più pezzente dei pezzenti di “farsi da solo”, di fuoriuscire dal limbo dell’anonimato, siamo le cellule che compongono il corpo vivente dell’economia, i “sognatori dalla testa vuota”. Viviamo in una giungla sociale dove cerchiamo di scavalcare il prossimo e di rubargli la possibilità di emergere in ogni modo, anche eticamente discutibile, purché rientri nella lista delle azioni lecite per il mercato. Possiamo diventare “qualcuno” con il solo ausilio di noi stessi e delle nostre capacità, ci hanno fatto credere. È proprio questo il bello della libertà: tutti possono fare tutto! E se non ce la fai da solo, se sei più scrupoloso e meno astuto e non prevali tra gli altri selvaggi della giungla è soltanto colpa tua. Sei un mediocre, un fallito incapace di raggiungere l’obiettivo per cui è nato: fare soldi. Perché Babilonia permette a chiunque di farcela, purché metta da parte l’umanità e l’altruismo, vere e proprie palle al piede per il cittadino moderno. Nei libri di economia è scritto che l’inflazione è il demone da combattere senza remore. E per “senza remore” si intende che i disoccupati, che devono aumentare per contenere la percentuale inflattiva, sono il “male necessario”. Loro non rappresentano una sconfitta, bensì il sacrificio imprescindibile affinché tutto rimanga in piedi e avvenga la tanto agognata crescita economica. Sviluppo e iniquità sociale sono direttamente proporzionali per Friedman e i suoi discepoli. «In fondo è meglio privarsi di sconosciuti a cui non frega niente a nessuno anziché di tutti, no?», pensa in cuor suo l’economista e non lo si può di certo biasimare. Lui, come un automa lobotomizzato, ha studiato le teorie liberiste mettendo da parte se stesso per giungere al potere e conquistare la poltrona a cui tanto ambiva. Ora non può più tirarsi indietro. Anche perché, se solo tentasse di farlo, gliela farebbero pagare alla grande, i “direttori d’orchestra”. Ma come nasce l’inflazione, ossia la perdita del potere d’acquisto della moneta? Le motivazioni sono due. La prima è che l’inflazione è fisiologica in un sistema economico basato sulla produzione di massa. Sto parlando di un’inflazione innocua, facilmente arginabile con manovre tutt’altro che drastiche. La seconda è la parolina magica ripetuta a squarciagola da tutti i “teorici del complotto”: sovranità monetaria.

memmt-sovranit-monetaria-saldi-settoriali-cartalismo-debito-pubblico-38-638L’élite, padrona del denaro in circolazione, lo conia dal nulla senza interpellare “Mamma Stato” e crea inflazione. Volutamente, per generare caos e malessere, per concentrare nelle mani di pochi individui tutte le ricchezze possibili, perché, come insegna il neoliberismo, solo attraversando la tempesta è possibile giungere alla pace. A questo punto i camerieri dei banchieri, ossia i politici che abbiamo votato con tanta fierezza, entrano in scena e operano le loro manovre per sedare il “mostro oscuro”. Ed ecco le misure di austerità, ossia tagli alle spese pubbliche, privatizzazione delle imprese e di ogni settore che prima era sotto il controllo dello stato e aumento vertiginoso delle tasse. La classe media si impoverisce e i poveri diventano sempre più poveri. La disoccupazione, sacrificio al quale siamo pronti pur di tenere in vita Babilonia, si ingigantisce. Ma state tranquilli. Tutto è stato ampiamente previsto e, quando non ne potremo più, arriverà la soluzione su un piatto d’argento, un ordine nuovo e bello e giusto. Intanto possiamo continuare beatamente a sprofondare nelle sabbie mobili sperando che la sorte non ci scelga come prossimi “disoccupati”.

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