L’OSTIA TERRENA STA PORTANDO I SUOI FRUTTI

Ogni regime porta i suoi frutti, siano essi buoni o cattivi. Noi viviamo in democrazia, conquistata con il sangue, e ci godiamo tutta la melma che ne scaturisce da settant’anni a questa parte. Meno di un secolo fa l’avrebbero definita folle, una società comoda che tende a soddisfare solo e soltanto i capricci del popolo prendendosi beffa persino della Costituzione, secondo cui l’Italia è uno stato sociale e ha il dovere di intervenire direttamente per garantire a ognuno eguali diritti e opportunità. Come è possibile non accorgersi che nonostante le enormi disparità economiche e sociali, nonostante l’assenza di occupazione, nonostante il degrado morale e spirituale della gioventù, le priorità legislative dei governanti sono altre? Che siano tutti affetti da un amore quasi ossessivo per gli omosessuali e gli immigrati, tanto da voler combattere a spada tratta per i loro diritti? Nah. Io penso che i veri motivi siano altri e risiedano nella piega malata che ha preso la nostra beneamata democrazia. Sfornare diritti come se non ci fosse un domani, infatti, è il compito principale dei governi neoliberisti occidentali e tutto il resto passa automaticamente in convento.

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                                                         Tipico esempio di “arte moderna”

Un’epoca dominata dalla stupidità, dalla democrazia che abusa di se stessa e diventa “idiocrazia”; un vero e proprio albero della cuccagna da cui ognuno può raccogliere i frutti che preferisce, ignorando che essi sono buoni nella forma ma marci nella sostanza. Come il buonismo. Siamo così strafatti di questo nuovo “oppio dei popoli”, furbescamente diffuso dalla propaganda di regime, che la nostra ragione si è atrofizzata lasciando il posto a un concetto distorto di pace e fratellanza, secondo cui la tolleranza viene prima di tutto, anche del buonsenso. Se, per esempio, occorressero misure restrittive in vista di un pericolo imminente, non importerebbe. Bontà e accondiscendenza, solo bontà e accondiscendenza. Altrimenti è fascismo! E non si discute. Il passato che conosciamo poco o, meglio, conosciamo secondo la versione dei cosiddetti “direttori d’orchestra”, ci ha fritto il cervello, perché abbiamo una paura fottuta della risolutezza o di qualunque iniziativa (sia essa politica o sociale) trasudi un pizzico di autorità. “È antidemocrazia, è totalitarismo, è dittatura”, ci hanno detto. E noi gli abbiamo creduto. Una massa di pecore affette da analfabetismo funzionale, che non sa intravedere una via di mezzo tra un polo e l’altro. Questo siamo. Conosciamo solo il bianco e il nero, ignorando tutte le sfumature che si trovano nel mezzo. Cervelli fermi alla scuola elementare, pieni di concetti rudimentali e obsoleti. Tutto ciò che ne consegue è la banalità delle nostre scelte politiche, espressa principalmente tramite quell’inganno chiamato “voto”, che ha portato il belpaese a una disfatta irreversibile. Prendiamo, ad esempio, Matteo Renzi. Premetto di non essere un simpatizzante del PD, ma non posso non ammettere che ero d’accordo quando l’ex premier ha provato, come fece Silvietto qualche anno prima, ad accentrare leggermente di più il potere nelle mani del presidente del consiglio con il referendum del 4 Dicembre. Vi ricordate cosa è successo? “La fine della democrazia è imminente”, “Renzi come Hitler”, recitavano le testate giornalistiche nazionali, allarmando il popolo con scoop estremistici insensati secondo cui se avesse vinto il sì sarebbe stata instaurata una dittatura. Renzi è un venduto come tutti i politici, è ovvio, ma ha capito che in una situazione di emergenza come questa c’è bisogno di meno teoria e più pratica per quagliare qualcosa, di interventi veloci e decisi che, allo stato attuale, con 945 parlamentari il cui interesse primario è solo il proprio stipendio e che ricattano costantemente di revocare la fiducia al governo, sono impensabili. Anche ai tempi di Berlusconi successe il finimondo, perché nessuno fu capace di ragionare col cervello anziché con la pancia, piena zeppa di “democrazia” di cui ci cibiamo da anni, dal mattino fino alla sera. La democrazia è l’ostia del mondo terreno e nutrirsi di essa vuol dire entrare in osmosi con il principe del mondo. La maggior parte della gente si dichiara atea, un po’ per atteggio, un po’ per rifiuto totale della religione. Non si rende conto, però, di avere già un Dio in cui crede ciecamente, per cui darebbe persino la propria vita. Un Dio ingannatore, il cui compito primario è quello di far credere di non esistere. Ma che, in fondo, viene adorato e “assimilato” tutti i giorni.

[UNSET]

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