ECCO PERCHÉ VIVIAMO SEMPRE PIÙ NEL CAOS

Ordo ab Chao, ovvero “l’ordine si ottiene creando il caos”. L’élite sta facendo forti pressioni sull’establishment affinché le misure di austerità divengano insostenibili. Solo in quel momento la plebaglia ormai stufa e smarrita esigerà (e otterrà) un salvatore, colui che porrà fine a tutto questo schifo con l’ordine, un Nuovo Ordine sociale, politico ed economico. I mezzi per arrivarci sono sempre i medesimi, crisi e guerra. La crisi, ovviamente, è solo per noi pecorelle smarrite, a cui il denaro è stato prepotentemente tolto senza un’apparente ragione. Ci dicono che non ce n’è abbastanza, eppure il settore militare è sempre più prospero: +21% in meno di dieci anni. L’1,4% del PIL italiano è stato impegnato per spese militari, è quanto emerge nel primo rapporto annuale “MILeX” sulle spese militari presentato, nei giorni scorsi, al Parlamento italiano da Francesco Vignarca e Enrico Piovesana.

arma1-ok_2089626Come mai una quantità di denaro così enorme, così matematicamente insensata, continua a essere impiegata nel settore militare? Eppure la nostra Costituzione sancisce esplicitamente il divieto di qualsiasi guerra offensiva, contemplando la guerra difensiva come ultimo mezzo di sopravvivenza in caso di pericolo esterno. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: da cosa ci stiamo difendendo e perché? Dal terrorismo, lo stesso “mostro terribile” che i governanti pretendono di debellare “con una più ampia integrazione islamica in Europa”? È possibile che centinaia di migliaia di uomini che rifiutano persino di adattare il loro modo di pensare a quello di noi occidentali dovrebbero convivere pacificamente con i popoli europei? Secondo i Giovani Musulmani Italiani, che a Crema hanno organizzato un incontro intitolato “Integrazione? No grazie! Convivenza pacifica!”, no, non è possibile. O, meglio, si può vivere insieme non influenzandoci a vicenda, ognuno per conto proprio e senza l’assurda pretesa di un’integrazione. Mica male come idea. Hanno fatto la scoperta dell’acqua calda, gli islamici. Peccato però che l’Europa è cristiana e coloro i quali dovrebbero dettare il “modus operandi” della convivenza siamo innanzitutto noi. Solo che i leader europei pretendono un’integrazione, dall’alto della loro ignoranza e della loro assenza di midollo, che li spinge a obbedire ai voleri degli usurai “direttori d’orchestra” infischiandosene del benessere del popolo. Da ciò che si può comprendere dal titolo di questa iniziativa, “Integrazione? No grazie! Convivenza pacifica!”, i musulmani italiani vorrebbero sì rimanere nel nostro Paese, senza però rispettare né la nostra cultura, né le nostre leggi, come ci spiega Antonio Agazzi, consigliere comunale di Crema e vicesegretario provinciale di Forza Italia: “La Diocesi, se persegue il dialogo inter religioso, fa cosa buona e giusta. L’amministrazione pubblica, invece, ha problematiche di altra natura: quindi, a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio, come ci ha insegnato Gesù stesso, dando la più bella definizione del principio di laicità delle istituzioni.”

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La locandina dell’evento

Ma va? Cosa sosteniamo noi, paranoici complottisti, da svariati anni? Che questa convivenza forzata senza né capo né coda fra le due civiltà è stata creata appositamente per gettare l’Occidente nel baratro del caos, da cui presumibilmente sorgerà il Nuovo Ordine. Quindi, quando Bergoglio afferma con ingenuità (voglio credere sia ingenuità) che chiunque chiuda le frontiere e alzi muri non è un buon cristiano, ricordatevi di questo articolo. Non abbiate l’insensata paura che qualunque idea conservatrice porti inevitabilmente a divenire vittime del nazionalismo che tanto vi hanno fatto odiare sin dall’infanzia. Di questo passo, a causa dell’orda di migranti fra cui si potrebbe nascondere un potenziale terrorista (e non lo dico io ma la probabilità matematica), il conflitto pare la soluzione più plausibile (nonché la più auspicabile dell’élite), visto che non appena si prova a pronunciare “chiusura delle frontiere”, si subisce il linciaggio mediatico. La guerra ce la stiamo chiamando a gran voce, purtroppo. E con il buonismo e l’ignoranza, che per mezzo dei social network emergono come escrementi nel mare, stiamo nutrendo pian piano il futuro casus belli del prossimo grande conflitto.

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