COME STANNO DISTRUGGENDO IL SISTEMA BANCARIO

Apocalisse 13,16-18

16 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

Il sistema bancario è ormai obsoleto: lento, costoso e soprattutto viziato da molte falle che permettono agli onnipresenti furbetti di sfuggire ai controlli. Per risolvere questo scomodo inconveniente, l’élite sta già provvedendo a eliminare il contante per lasciare spazio al solo denaro digitale. Tanti bit che incatenano definitivamente l’umanità in un ciclo di debito eterno in cui nessuno può ribellarsi. Una trama degna dei romanzi di Orwell. C’è però un problema. Come noi sappiamo, il potere occulto è composto da più fazioni che si fanno guerra tra loro, ognuna con i propri progetti e le proprie idee. Il frutto, però, ovvero il traguardo finale, è sempre il medesimo: dittatura “democratica” globale. Ultimamente, infatti, i mass media di regime stanno attaccando insistentemente il sistema bancario: si parla di moneta debito, di “dittatura europeista dei banchieri” e via discorrendo. A primo impatto sembrerebbe che i “direttori d’orchestra” si stiano dando la zappa sui piedi. Saranno mica diventati scemi? Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile che la TV o i giornali identificassero il sistema bancario come un problema, eppure è quello che sta accadendo. Molti giornalisti parlano addirittura di “monopolio del capitale” e si ribellano contro gli usurai che tengono il mondo in catene. Quanti di noi hanno pensato: “è la volta buona che il sistema crolli, che la piramide del potere occulto globale collassi su se stessa!”. E invece no! Perché chi è in cima sa benissimo quel che fa e soprattutto ha la situazione sotto controllo.

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INVENZIONE DEL SECOLO

Fine 2008, l’utente “Satoshi Nakamoto” (non si sa bene chi ci sia veramente dietro il nickname) presenta a un forum un progetto che avrebbe di lì a poco cambiato per sempre il concetto di moneta. Bitcoin, moneta decentralizzata e quindi priva di un’autorità centrale che “detti le regole”, valeva allora poco più di qualche centesimo. L’idea alla base è geniale e si basa sulla blockchain, ovvero una catena di blocchi in cui ciascun computer sparso per il globo rappresenta un nodo. Un grande registro in cui ogni singola transazione è memorizzata in ogni singolo computer componente la catena stessa. Pazzesco, se pensiamo che con poco più di duecento righe di codice il sistema bancario ha rischiato di essere spazzato via per sempre. Dopo qualche anno dal lancio, il Bitcoin ha ormai un valore unitario maggiore dell’oro e inizia a essere adottato come merce di scambio. Negozi, sportelli ATM, agenzie immobiliari lo stanno pian piano accettando come una qualsiasi moneta.

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LE BANCHE COPIONE

Il sistema bancario, terrorizzato dall’idea di dover lasciare il trono a un organismo più democratico e “aperto” come quello di Bitcoin, ha ben pensato di prendere l’idea alla base, la tecnologia blockchain, e di plasmarla secondo i dettami del mondo della finanza internazionale. Ogni banca che si rispetti sta infatti sviluppando una propria blockchain. Ciò comporterà sia una riduzione dei tempi, se si pensa che un bonifico internazionale impiega anche due settimane per essere portato a termine e con questa tecnologia diventerebbe praticamente immediato, che dei costi, quasi nulli visto che ogni blockchain può essere associata a una propria moneta che funge da “gettone per le transazioni”. Immaginate un grande registro, rigorosamente pubblico, in cui ogni singola transazione, ogni singolo movimento viene registrato ed è alla mercé di tutti. Contro gli evasori maledetti questa invenzione potrebbe rivelarsi decisiva. Se si considera, poi, l’illusione di cambiamento fortemente voluta dal popolino istruito da “programmi scomodi” come La Gabbia a “odiare il sistema bancario”, il gioco è fatto: non ci sarà più un computer centrale in qualche mega palazzo di proprietà delle banche a contenere i registri di tutte le transazioni, ma saranno i singoli computer sparsi per il mondo. Essi “democratizzeranno” le banche accontentando il popolino. Un mondo globalizzato in cui le transazioni di denaro saranno in tempo reale e avranno costi irrisori è finalmente possibile, grazie a duecento righe di codice scritte da qualche “smanettone” (appartenente non si sa a quale lobby di potere). Pensate un attimo se l’idea della blockchain si associasse ai contratti pubblici (e non solo) e venisse regolarizzata dalle autorità. Invece di pagare duemila euro per un atto notarile, basterebbe acquistare un gettone per registrare il contratto permanentemente su un registro pubblico praticamente indelebile. Avete già pensato di inventare una cosa del genere e diventare ricchi? Mi dispiace, ma qualcuno ci ha già pensato prima di voi! Si chiama Ethereum, piattaforma decentralizzata per la creazione di contratti. Ha una capitalizzazione di più di cinque miliardi di dollari e deve essere ancora “ufficializzata”, pensate un po’. Il futuro è oggi, noi continuiamo pure ad arrabbiarci per i “veri problemi” come le polizze di Virginia Raggi e le elezioni francesi. Dormiamo mentre il potere avanza.

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