L’UOMO 2.0, QUASI PRONTO AL LANCIO SUL MERCATO

Chi è al potere è cinico, si considera eletto, crede di avere il diritto di comandare su tutta la Terra perché di sangue reale. Noi, invece, siamo i bastardi, bestiame privo di intelligenza con il dovere di pascolare per portare avanti il sistema e far diventare i ricchi sempre più ricchi. Qualche giorno fa pensavo a come siamo sempre più simili alla bestia, snaturati della nostra vera essenza e schiavi degli istinti terreni. Ci comandano, ci impongono di realizzare la loro volontà, proprio perché la nostra vita vale quanto quella di un qualsiasi animale presente sulla Terra. Nemmeno mangiare carne ci è più permesso. O, meglio, ce lo lasciano fare ma poi dobbiamo subirci le accuse di omicidio volontario e premeditato, un linciaggio mediatico degno di un qualunque avanzo di galera. Come si può assassinare un essere vivente, che ha il sacrosanto diritto di vivere la propria vita, e cibarsi del suo cadavere? Bestia e uomo sono ormai la stessa cosa: organismi viventi in simbiosi col pianeta Terra, con la stessa natura che li ha prodotti (non si parla più di Dio come creatore, è roba passata). Sono solo le categorie alimentari a differenziarci. Noi, per esempio, apparteniamo agli erbivori, nonostante un numero impressionante di studi scientifici abbiano confermato la nostra natura onnivora che necessita della carne (e dei derivati animali) per non ammalarsi e indebolirsi, e come tali dobbiamo mangiare solo roba vegetale. Come le pecore, insomma. I cadaveri possiamo lasciarli ai carnivori. Persino mangiare un uovo, considerato dai sedicenti nutrizionisti made in Google come l’uccisione di un pulcino, sta diventando un tabù.

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Immagine forse un po’ spinta ma rende l’idea

Se provi a spiegare che l’uovo è semplicemente un ovulo non fecondato, dici stupidaggini e non vuoi ammettere a te stesso di essere un crudele assassino mangiatore di cadaveri, un egoista schiavo della propria gola.

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Sopra, una sobria protesta animalista

Come si può solo pensare di ragionare con una miriade di babbuini che si scandalizzano per un gattino investito mentre rimangono impassibili di fronte agli infanticidi di massa che avvengono nel resto del mondo? Sensazionalismo come se non ci fosse un domani! Ci indigniamo e, senza ragionare, senza mettere in moto il cervello, lasciamo che le emozioni ci travolgano. La notizia di un gattino morto è più strappalacrime di un bambino ammazzato da una bomba in Medio Oriente, è una notizia più vicina alla nostra società che predilige un animale domestico piuttosto che un figlio e merita risalto mediatico. Tanto le guerre ci sono sempre state e finché avvengono dall’altra parte del mondo la cosa non ci tange. Gli animali, quelli sì che ci interessano. Ci battiamo per i loro diritti e quando vediamo un gattino fare le fusa su Facebook proviamo l’istinto irrefrenabile di adottarne uno, che sicuramente ci saprà dare amore senza pretendere di essere ricambiato (che scocciatura ricambiare). La nuova consapevolezza New Age insegna che siamo tutt’uno con il creato, che siamo Dio proprio come lo è uno scarafaggio, un elefante o una formica. Dio è il Creato, l’Universo, e non un elemento distinto e separato che ha creato il Creato (perdonate il gioco di parole). Con gli allevamenti intensivi, poi, ci hanno detto che si sprecano tonnellate di grano e di acqua anche per produrre un solo chilo di carne e vengono maltrattati milioni di animali. Fatto di per sé vero, purtroppo. Ma la colpa non è da addebitare agli uomini senza cuore, ma al mondo ultra industrializzato che consuma senza sosta e in quantità impressionanti. Quel grano e quell’acqua, ci dicono, potrebbero essere utilizzati per i bambini africani (che chissà come vengono chiamati in causa solo quando si parla di vegetarianesimo e veganesimo), così il problema della fame nel mondo scomparirebbe in un batter d’occhio. Sembra che lo sfruttamento degli animali sia diventato un crimine e che aleggi la convinzione secondo cui in un futuro prossimo l’umanità diventerà totalmente vegetariana (o, peggio ancora, vegana, rifiutando persino di bere un bicchiere di latte per non fare del male alle mucche, poverine). Gli allevamenti, così come noi li conosciamo, potrebbero fra non molto rimanere soltanto un lontano ricordo. Non vi è più la necessità di sfruttare il bestiame per nutrirci, per sopperire ai nostri bisogni essenziali. In fondo, il bestiame siamo noi. E la similitudine non è azzardata, considerando il sentiero intrapreso dalla civiltà occidentale.

Anello al naso
In foto, due esseri viventi con l’anello al naso

Cosa ci differenzia da una mucca? L’anello al naso lo abbiamo, il tatuaggio (come le mucche marchiate negli allevamenti) anche. Cosa cambia, allora? Nulla. O quasi. Nuovi e intensivi allevamenti di bestiame erbivoro, marchiato e pieno zeppo di piercing infilati in punti sensibili (necessari per essere tirati con un dolore lancinante in caso di disobbedienza) stanno per aprire. L’umanità 2.0 è quasi pronta, ci manca solo un microchip sottopelle in caso il padrone ci smarrisca. L’uomo bestia, l’uomo nuovo snaturato della sua essenza e degradato al livello di un qualsiasi essere vivente, come ci insegnano le teorie New Age che in cima alla piramide amano follemente e ci inculcano come l’Ave Maria, sta per essere ultimato. Bisogna solo togliere di mezzo l’ultimo ostacolo: le religioni. Quelle maledette dottrine che ci insegnano a coltivare la nostra anima, elemento che trascende la realtà terrena, di per sé passeggera, per ricongiungerci a Dio. Gli animali l’anima non ce l’hanno, noi invece sì. E si deve assolutamente togliere di mezzo tutto ciò che ci renda consapevoli di questa scomoda distinzione.

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