IL QUARTO REICH È PRONTO A CONTROLLARE LA RETE

Ciò che antecede la guerra è la menzogna. E la Führerin del Quarto Reich, che ha sottomesso e continua a sottomettere l’intera Europa con il Marco Europeo, anche chiamato Euro, lo sa benissimo. Per questo il suo governo ha deciso di presentare un disegno legge da brividi che prevede una multa fino a cinquanta milioni di euro per chi diffonde fake news e si rifiuta di rimuoverle entro ventiquattro ore. Per velocizzare l’iter di approvazione dell’infame progetto, il governo Merkel ha ben pensato di rigirarlo sotto forma di decreto sottolineando “la necessità e l’urgenza di fermare le bufale”. Et voilà, il gioco è completo. Secondo il ministro ideatore del progetto “bisogna a tutti i costi evitare di ripetere lo scempio accaduto a Novembre negli Stati Uniti”, in cui il nazista Trump ha vinto (a detta dei governi Occidentali) grazie al sensazionalismo imperante della rete. Alla motivazione ufficiale, già di per sé molto dubbia, segue poi quella ufficiosa, quella vagante nei meandri del web tanto odiati dai media di regime, secondo cui bisogna evitare che vengano a galla notizie scomode in un periodo cruciale come questo, in cui la situazione in Siria sta degenerando, in cui Putin è stato addirittura accusato di essere il mandante della strage di San Pietroburgo niente po’ po’ di meno che dalle stesse testate che ridicolizzano e bollano come “complottiste” tutte le notizie non in linea col filone di pensiero ufficiale.

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Il Fatto Quotidiano diventa stranamente complottista quando si tratta di infangare Putin

I morti russi non contano per i notiziari d’Occidente, loro sono morti di serie B, vittime di un dittatore spietato che osa disobbedire ai voleri dell’Europa e difendere il nemico sanguinario Assad. I russi evidentemente non sono considerati europei quanto noi, visto il loro rifiuto di sottostare ai dettami del Quarto Reich, e non meritano la nostra compassione. Ciò che sta accadendo forse non è ancora chiaro ai più: bisogna a tutti i costi avere un controllo totale di internet, perché esso rappresenta l’ultimo baluardo di verità in un mondo di menzogna, secondo cui la guerra è il mezzo necessario per l’estirpazione del male. Quindi è assolutamente vietato correre il rischio che qualche giornalista freelance, qualche blogger con smanie complottiste, diffonda la verità ufficiosa attraverso i social risvegliando i dormienti.

maxresdefaultPensate un attimo alla vicenda di Pearl Harbor e riambientatela ai giorni nostri, in un mondo ultra globalizzato dove, grazie a internet, la fuga di notizie è incontrollabile persino per i governi. Gli americani avevano bisogno di una scusa per entrare in guerra, quindi avevano ben pensato di non avvertire la loro base dell’imminente attacco giapponese. Con internet non sarebbe possibile. Un americano con gli occhi un po’ più aguzzi scoprirebbe subito la magagna e il governo USA correrebbe il rischio di essere visto sotto le sue reali spoglie, quelle nascoste dal velo di Maya meticolosamente cucito da anni di propaganda. Stiamo vivendo in un’epoca straordinaria, cruciale per il destino dell’umanità. Basti ricordare che a Maggio ricorre il centenario delle apparizioni di Fatima, il cui terzo segreto e la parte ultima del secondo devono ancora avverarsi. Chi non crede snobberà sicuramente questo articolo, ma il mio invito è di non fermarsi alle apparenze e di andare più in fondo. Anche coloro che guardano il mondo da un punto di vista più materialistico che spiritualistico dovrebbero accorgersi che qualcosa non va, che siamo nella melma fino al collo e non siamo più in grado di uscirne. Cosa fare adesso? Io direi di cimentarci in quella pratica anacronistica, inutile e bigotta che è la preghiera. Anche perché siamo delle gocce in un oceano infinito e pensare di poter fermare un progetto secolare ormai arrivato quasi a compimento è inutile, dovevate pensarci prima, quando noi complottisti venivano derisi per le nostre paranoie infondate.

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