L’AMORE NON È QUELLO CHE CREDETE

Qualche sera fa guardavo una trasmissione su Real Time in cui una serie di coppie formate a caso venivano riprese durante una cena in un ristorante romano. Alla fine della serata, messe in una specie di confessionale stile Grande Fratello, le donne davano il loro verdetto confermando o meno l’intenzione di voler iniziare una relazione. Tralasciando la finzione a dir poco sfacciata del programma in questione, ciò che mi ha lasciato basito sono stati i parametri di valutazione con cui le protagoniste stimavano l’affinità con il rispettivo pretendente. “È riuscito a farmi sciogliere e a fine serata ho avuto voglia di saltargli addosso. Da lì ho capito che era amore”, ha detto una ragazza convinta di aver trovato l’uomo dei sogni. Un’altra, dopo aver dato due di picche, si è giustificata dicendo: “Le mie emozioni parlano chiaro. La scintilla non è scattata, evidentemente non è quello giusto”. Tutto in meno di due ore di cena. Come prodotti difettati e pronti al ricambio, alcuni dei poveri protagonisti venivano scartati con il pretesto di una scarsa affinità. Oppure accettati e messi alla prova perché, come vermi senza midollo, avevano fatto “sciogliere” la partner con gli stratagemmi più assurdi. È possibile in un tempo così breve capire se una persona è quella giusta o meno? Sì, basta basarsi sulle emozioni, le stesse che il sistema continua a farci credere significhino amore. Se non si è capaci di distinguere un semplice invaghimento da un innamoramento vero e proprio, non si potrà mai parlare di responsabilità relazionali a breve e lungo termine. Le emozioni ingannatrici, che secondo le protagoniste erano sentore di amore, prima o poi, si spengono o si attenuano. Quando accade, si passa solitamente a un altro pupazzetto senza problemi, ma nel caso ci sia in ballo il matrimonio? Nessun problema, si può sempre fare ricorso alla grande conquista del Novecento: il divorzio. Chi se ne frega se durante questo tumulto di emozioni siano scappati anche dei pargoletti: il giudice stabilirà per quanto tempo e con chi dei due genitori dovranno rimanere. La legge è divina e inoppugnabile. Provate a parlare con i vostri nonni o bisnonni, sempre che ne abbiate ancora, e chiedete come sono stati corteggiati o hanno corteggiato i loro futuri coniugi.Un mazzo di rose, una lettera o qualsiasi altro metodo all’insegna della semplicità.

chaplin

Si usciva poi a prendere un gelato, rigorosamente in tre per evitare contatti fisici e nel giro di un anno ci si sposava. Nessuna convivenza preventiva per verificare l’affinità, nessun tira e molla per presunti capricci da ambo le parti. Niente di niente. Eppure i matrimoni duravano tutta la vita. Certo, erano anche altri tempi. Ma cosa è cambiato da allora, quando il primo (e a volte unico) corteggiatore era quasi sempre il futuro marito? Non c’erano le emozioni in gioco? No! O, meglio, erano presenti ma non avevano la stessa considerazione di oggi. Prima ci si assumeva le proprie responsabilità e si andava avanti. Anche perché, nei pochi casi di fallimento matrimoniale, non c’era nulla a cui appellarsi per tornare indietro. La grande battaglia progressista del divorzio doveva ancora iniziare. Le nostre nonne avevano per caso l’esigenza di essere portate allo scioglimento per scegliere il futuro coniuge? O avevano altri parametri su cui basarsi, magari la bravura e la volontà di formare una famiglia, che oggi non vengono nemmeno considerate perché “ci siamo evoluti” e il matrimonio lascia ormai il tempo che trova? Monotono, ingabbiante, contrattualistico, non rispetta i canoni dell’amore libero tanto millantato dai figli del ’68. Quello senza responsabilità, che cavalca le emozioni cambiando di sella quando iniziano ad affievolirsi, quello senza la trappola della famiglia. L’amore non è più un impegno, ma un sentimento rigorosamente “libero” che può nascere e morire in qualsiasi istante. E non importa se da esso si sia formata una famiglia, quella può essere disfatta in qualsiasi momento con un bravo avvocato. Poi magari può essere arricchita con il secondo o terzo matrimonio. Perché non si può mai sapere quanto imprevedibile e birichino sia l’amore. Se poi si ha la fortuna di non avere figli, meglio ancora. Oggi sono un peso, sia dal punto di vista economico che mondano. Non c’è lavoro, magari i genitori dei due sposini, grazie al “posto fisso” della Prima Repubblica, gli hanno comprato la casetta e mantengono baracca e burattini e si dà loro un’altra spesa da sostenere? No. Decisamente, no. Un cane è la scelta migliore: costi contenuti, poche responsabilità e vita breve. Bisogna insegnargli solo a fare i bisogni fuori casa. Se solo si capisse che l’amore è innanzi tutto un impegno e poi le farfalle nello stomaco, una buona percentuale degli innamorati moderni smetterebbe di spacciarsi come tale. Oggi l’impegno, di qualsiasi natura esso sia, è una zavorra insostenibile e viene evitato come la peste.

matt-lambert-busca-el-amor-en-la-juventud-mexicana-1422944022Si preferisce uno stile di vita random, giorno per giorno, senza un benché minimo di lungimiranza o disciplina. Amare una persona vuol dire intraprendere con lei un cammino comune con una meta ben definita, affrontando gli inevitabili ostacoli, siano essi caratteriali, familiari o economici. L’amore è questo, è un legame che va mantenuto saldo proprio dalla volontà di chi lo ha sottoscritto. Qui non si parla di “Tre metri sopra il cielo”, di invaghirsi di una persona per il suo aspetto fisico o il suo modo di essere e farsi travolgere dalle emozioni che ne derivano. Certo, nell’amore rientrano inevitabilmente anche questi fattori, ma non sono determinanti a causa della loro natura passeggera. Prima o poi svaniscono, ma non vuol dire che il loro termine implichi anche quello dell’amore in cui sono circoscritti. Il problema risiede nel far capire alle generazioni attuali questo concetto, combattendo contro una propaganda occidentale spietata che ha infettato il sentimento più nobile con il virus del materialismo. Cosa abbiamo imparato dai film di Hollywood che tanto ci hanno fatto (e ci fanno) emozionare, se non che l’amore è solo quell’ineluttabile fiume di emozioni che ti travolgono e plasmano la tua coscienza? Nessuno degli attori strapagati del grande schermo vi dirà mai la verità, altrimenti il film sarebbe un fiasco al botteghino. Chi pagherebbe il biglietto per assistere alla recita di tutte le tiritere riguardanti il lato impegnativo dell’amore? Nessuno. Perché una pellicola deve incassare e per farlo si serve delle emozioni, che la legano indissolubilmente allo spettatore. E noi, cresciuti nell’Occidente Democratico, che siamo disposti ad apprendere solo quando qualcuno cattura la nostra attenzione facendo leva su di esse (e i media lo sanno benissimo) siamo stati programmati a concepire l’amore secondo i dettami della plutocrazia occulta. Ci hanno fregato e ci sono riusciti alla grande. Finché saranno tirate in ballo le emozioni, nulla potrà salvarci dall’abisso in cui siamo precipitati da un bel pezzo. Le famiglie scompariranno e persino i rapporti umani, come l’amicizia, verranno a mancare. Se un amico non è coinvolgente, divertente, perché non toglierlo dalle scatole cercandone un altro, magari confacente alle sensazioni vissute in un determinato momento?

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