“FABO DJ” E L’OTTUSITÀ DI CERTI CREDENTI

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Il polverone alzatosi attorno alla vicenda di Dj Fabo, disc jockey amante della “vita spericolata”, quella alla Vasco Rossi, quella vissuta istante per istante al “massimo”, ha permesso a tutti coloro che conducono la “doppia vita” di cui ha parlato Papa Francesco di venire allo scoperto. Bergoglio, qualche giorno fa, ci ha esortato a essere cristiani nelle parole e nei fatti, a non predicare bene e razzolare male, a condurre una vita cristiana anziché limitarsi a predicarla in maniera messianica come nemmeno i Santi si arrogavano il diritto di fare. E il punto è proprio questo. Se almeno la decima parte dei sedicenti cattolici internettiani avesse letto veramente il Vangelo, non avrebbe giudicato la scelta del Dj. Perché proprio lì è scritto che noi abbiamo il diritto di giudicare l’azione, non chi la compie. Alcuni affermano che un cristiano deve essere sempre e comunque contrario all’eutanasia, alla pretesa da parte dell’uomo di avere il controllo sulla vita e sulla morte. E hanno ragione. Ma dimenticano che solo colui in cui credono può conoscere realmente e in profondità cosa dimorava nel cuore di Dj Fabo ed ergersi a “giudice ultimo”.

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La verità è che provare una sofferenza del genere avrebbe provato chiunque. Essere quadriplegico e cieco, essere di peso alle persone costrette a fare le notti o a passare intere giornate ad assisterti, spingerebbe la maggior parte di noi a pensare di farla finita. Certo, tra essere tentato e cadere in tentazione c’è un abisso di differenza. Il punto, però, è che tutti siamo umani e come tali la predisposizione all’errore è insita nella nostra natura. Inutile negarlo. Miei cari “cattolici modello”, pensate alle vostre vite, che di santo non hanno nulla. E pregate per lui, pregate, come insegnano le dottrine che tanto amate predicare a mo’ di atteggio. Ai tempi di Gesù, comportamenti come il vostro venivano condotti solo dai Farisei, tanto attaccati alla forma della dottrina cristiana ma lontani dalla sostanza, che è “amore puro. “A quest’ora Dj Fabo brucerà nelle fiamme dell’inferno”, “Ha disobbedito a Dio e ora deve pagare”. Queste erano solo alcune delle “perle di saggezza” pervenutemi in posta privata dai “credenti”, intrisi di rabbia, che volevano a tutti i costi spingermi a prendere una posizione in merito alla questione. Eccovi accontentati, ma il mio giudizio, al contrario di quanto vi aspettavate, non nutrirà la vostra già ben evidente arroganza. Nessuno di noi è Dio, nessuno di noi può sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato ma ha un solo e unico compito: pregare. Per se stesso, per i suoi cari e per gli altri. Non c’è più grande forma di altruismo della preghiera fatta per “ammorbidire” il giudizio di Dio. Se veramente “amate il prossimo come voi stessi”, non avete altro da fare che questo. Pregare e amare. So benissimo che è facile a parole ma difficile nella pratica. Come si può amare uno sconosciuto che ha scelto di porre fine alla propria vita interrompendo le sofferenze che da tempo lo affliggevano? Miei cari, essere cristiani è una sfida, un continuo lottare contro il sé umano per far prevalere lo spirito di Dio. O pensate che basta andare a messa, fare la comunione, dire che tizio ha fatto il bravo e quindi va all’inferno perché così è scritto per esserlo? A voi la scelta: pregare per la sua anima o dire “chi sceglie di morire brucia automaticamente all’inferno perché ha violato le regole del cristianesimo”, essere cristiani o sedicenti cristiani. Pensateci.

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