LA FESTA È FINITA

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In questi giorni sto pensando ai diritti. Il diritto, termine frainteso, è uno dei più utilizzati del momento. “Io ho diritto a questo, ho diritto a quell’altro! Siamo in democrazia, mica in dittatura!”. Il diritto è un qualcosa di concesso in cambio dell’adempimento di un dovere. Solitamente è così. Ci sono poi i diritti naturali, cioè quelli che tutti noi abbiamo sin dalla nascita in quanto nati, in quanto esseri umani, ma non sono quelli a cui mi riferisco. La società di oggi, in cui il neoliberismo ha distorto il concetto di democrazia intaccandolo con il germe dell’individualismo, è tutt’altro che civile. Oggi, un qualsiasi individuo pretende e la cosa più assurda è che, per il terrore di essere tacciate come totalitariste, le istituzioni continuano ad adempiere queste pretese e a concedere, concedere e ancora concedere. Sono nati così i diritti più disparati. E nel caso in cui questi non vengano soddisfatti, si rischiano anche guai seri. Ma la festa, per fortuna, sta per finire. La società attuale è al collasso. Dunque ora, come non mai, avremmo bisogno dei tre capisaldi che ci rendono immuni alle avversità: Dio, la famiglia e la società, intesa sia come Stato che come popolo. Parlando di Dio, non vi è alcun dubbio che il Novecento è stato il secolo in cui l’umanità lo ha abbandonato del tutto. Rifletteteci un attimo: due guerre mondiali, più di duecento guerre, diffusione del comunismo, digitalizzazione impressionante della società (siamo passati dai cavalli alla nanotecnologia in meno di cento anni), normalizzazione di cose che prima erano considerate aberranti (zoofilia, omosessualità, aborto, ecc), globalizzazione e interconnessione di tutte le nazioni e così via. Non mi dilungo più di tanto. Negli Ultimi Tempi, quali sono quelli che stiamo vivendo, abbiamo sperimentato cosa significa davvero quando Dio viene a mancare. Progresso e ricchezza a scapito di altri (3 miliardi di persone non hanno nemmeno l’acqua per bere), tecnologia cerebronarcotizzante, ignoranza e disprezzo per la cultura, valori capovolti. Tanto essere senza Dio è un diritto, no? E allora appropriamoci anche di questo diritto, facciamo i progressisti della situazione, quelli all’avanguardia, coloro che sfruttano l’ultimo catalogo aggiornato dei diritti senza lasciarsene scappare uno, i cosiddetti cittadini liberi e pensanti (o pensati?). La famiglia? Lungi da me questa maledetta, non è vero? Cos’è per molti la famiglia? Una prigione che non consente di vivere appieno il mondo. Se ti sposi non vivi più, dicono in molti. Altri, invece, che una famiglia vorrebbero farsela, non ne hanno la possibilità perché il terzo caposaldo è venuto a mancare (la società). Le famiglie formatesi qualche anno fa, invece, si sono quasi del tutto sgretolate a causa dei divorzi, delle separazioni, di tutte quelle stramaledettissime “conquiste” spacciate per diritti inalienabili del nostro secolo. Quei pochi nuclei familiari rimasti sono o derisi o morti nell’essenza ma non nella forma, mantengono cioè un aspetto sano ma sono marci dentro. Per quanto riguarda il terzo caposaldo, la società, è ormai palese che sia le istituzioni, ovvero quegli enti che dovrebbero garantirci un’esistenza dignitosa, sia il popolo inteso come organo solidale, non ci sono più. Le prime, corrotte e prive di fondi a causa dei settant’anni di sperpero più totale della Prima Repubblica, faticano ad andare avanti e smaltiscono gli ultimi impiegati prima di essere privatizzate divenendo dei soliti noti perché lo Stato non può più mantenerle. Il popolo, invece, è distrutto, non ha più punti di riferimento. I tre capisaldi, appunto, sono venuti a mancare. È ovvio che questo Occidente ha fallito, ma è anche colpa nostra che non ci siamo resi conto di quello a cui stavamo andando incontro. Il nemico è là fuori, armato di una fede delirante e imbevuto di un nazionalismo fanatico. Loro di diritti ne hanno avuti meno di noi, sono stati meno viziati. E non ci vedono di buon occhio. L’Islam non saremo mica in grado di affrontarlo, noi dei gessetti colorati. Siamo ormai morti e non ce ne accorgiamo. Un’eventuale invasione dell’Europa sarebbe disastrosa perché non sapremmo come sostenerla. Anzi, forse sì. Esigeremmo il “diritto di essere difesi”. Ma da chi? Un popolo si autodifende, lo sapete? E se è morto non può farlo. Ciò che i nostri governanti non hanno il coraggio di dirci è che hanno sbagliato e gli errori commessi in passato sono stati fatali e non possono essere più riparati. Nessuno di loro ce lo dirà esplicitamente perché hanno paura della nostra reazione. Non sono più in grado di garantire il benessere che hanno avuto quelli prima di noi e di cui, per fortuna, stiamo ancora usufruendo. Quindi, amici miei, la festa sta per finire. E loro lo sanno e cercano con tagli, prestiti e finanziamenti internazionali di ritardare il più possibile quel momento. Ma se non è quest’anno, se sarà tra dieci anni, cosa cambia?

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